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BOLLATE - Brilla Arisa al Festival di Villa Arconati.

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  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Bollate  -  Arisa, una delle voci più popolari e raffinate del panorama musicale italiano, è stata di scena nella serata di ieri sul palco del Festival di villa Arconati, giunto al suo terzo appuntamento. In una breve cronistoria del suo percorso artistico, non si può non ricordare il suo debutto al Festival di Sanremo 2009 con Sincerità, in cui sembrava essersi consegnata al pubblico come una figura curiosa e anticonvenzionale. Dietro quell'immagine rassicurante dell’esordio, si celava un'interprete di rara sensibilità, destinata a emanciparsi rapidamente dall'etichetta di "rivelazione sanremese". Le produzioni successive hanno progressivamente spostato il baricentro verso un linguaggio più adulto, nel quale la ricerca interpretativa ha assunto un ruolo centrale nella sua carriera. La vittoria al Festival di Sanremo 2014 con Controvento è stato il momento della definitiva consacrazione, sfociata poi in una discografia sempre più ricca di sfumature sofisticate. Ha attraversato anche lei il guado stagionale a cui pare, che ogni artista moderno non possa sottrarsi: sto parlando del “Tormentone estivo”. Come si può dimenticare “L’esercito del selfie” che ci ha fatto compagnia per tutta l’estate 2017. Parallelamente alla carriera discografica, Arisa ha saputo affermarsi anche come attrice, conduttrice televisiva e coach nei principali talent show, esperienze che hanno ampliato il suo profilo pubblico mettendo in risalto le sue qualità umane oltre che artistiche.
Bollate - Arisa, una delle voci più popolari e raffinate del panorama musicale italiano, è stata di scena nella serata di ieri sul palco del Festival di villa Arconati, giunto al suo terzo appuntamento. In una breve cronistoria del suo percorso artistico, non si può non ricordare il suo debutto al Festival di Sanremo 2009 con Sincerità, in cui sembrava essersi consegnata al pubblico come una figura curiosa e anticonvenzionale. Dietro quell'immagine rassicurante dell’esordio, si celava un'interprete di rara sensibilità, destinata a emanciparsi rapidamente dall'etichetta di "rivelazione sanremese". Le produzioni successive hanno progressivamente spostato il baricentro verso un linguaggio più adulto, nel quale la ricerca interpretativa ha assunto un ruolo centrale nella sua carriera. La vittoria al Festival di Sanremo 2014 con Controvento è stato il momento della definitiva consacrazione, sfociata poi in una discografia sempre più ricca di sfumature sofisticate. Ha attraversato anche lei il guado stagionale a cui pare, che ogni artista moderno non possa sottrarsi: sto parlando del “Tormentone estivo”. Come si può dimenticare “L’esercito del selfie” che ci ha fatto compagnia per tutta l’estate 2017. Parallelamente alla carriera discografica, Arisa ha saputo affermarsi anche come attrice, conduttrice televisiva e coach nei principali talent show, esperienze che hanno ampliato il suo profilo pubblico mettendo in risalto le sue qualità umane oltre che artistiche.

L’inizio concerto di questa sera è stato un po’ tribolato. Qualche problema tecnico durante i primi due brani hanno infastidito l’artista che non ha mancato di farsi sentire con i propri tecnici che, ad ogni modo, hanno sistemato tutto in pochi minuti.

Al centro di questo show targato “Summer tour 2026” ci sono stati tutti i suoi più grandi successi miscelati insieme alla sua ultima produzione discografica: “Foto mosse”, album pubblicato lo scorso 17 aprile a cinque anni dal precedente progetto. A completare il Live, Arisa è stata accompagnata da una band di cinque elementi più due coristi e una sezione d’archi che hanno contribuito a donare allo spettatore uno show immersivo di tutto rispetto. Tra una canzone e l’altra ad Arisa piace intrattenere il pubblico e lo ha fatto con una sincerità e una naturalezza da sembrare l’amica che è passata a trovarti a casa per fare quattro chiacchere. Incantevole il modo con cui ha raccontato la sua visita pomeridiana tra i giardini della Villa Arconati e il suo stupore nel raccontare di aver scovato pavoni e paperelle, tra i cespugli del parco secolare. Un disincanto quasi fanciullesco che poi abbiamo ritrovato nel modo di interpretare alcuni suoi brani anche molto complessi. Più tardi, ha trovato il tempo di cantare a cappella il ritornello di “La notte” insieme a tutto il pubblico, conquistandolo così definitivamente per tutto il resto della serata. Arisa è stata impeccabile con il suo timbro caldo e insieme cristallino. Immediatamente riconoscibile anche nelle dinamiche più intime. Pur padroneggiando una solida tecnica, raramente ha messo in primo piano l'esibizione vocale ma attraverso respiri, sospensioni e piccoli cambi di intensità ha trasformato ogni brano in strumento narrativo più che ornamentale. Una delle sue caratteristiche migliori. Nel corso della serata abbiamo potuto apprezzare qua e là una vocalità più scura e corposa rispetto agli esordi, dimostrando una notevole elasticità e una estensione di tutto rispetto di cui mai abusa ma che le permettono di dosare in modo proficuo profondità e volume con una professionalità impressionante. A volte una certa timbrica la fa sconfinare nel campo jazzistico, rendendo uniche e difficilmente riproducibili le sue interpretazioni. Ad oggi è senz’altro una delle artiste più riconoscibili e interpretativamente mature della musica italiana contemporanea. Bello il suo invito per tutti a cantare spesso durante la propria giornata, perché cantare, semplicemente:” Fa stare bene”. Il concerto si chiude con lunghi applausi da parte di un pubblico sognante ed appagato sulle note di “Rugiada”, l’ultimo singolo inedito. Una sorta di pop contemporaneo dalle sfumature urban ed elettroniche in cui convivono malinconia e spensieratezza.

Il Festival prosegue stasera con “HEROES. OMAGGIO A DAVID BOWIE”.

Sul palco: Paolo Fresu, John De Leo, Filippo Vignato, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli, Christian Meyer. Un’altra serata di grande musica, in cui Paolo Fresu in compagnia di un cast stellare, re-interpreta le musiche di David Bowie.


GALLERIA FOTOGRAFICA : Matteo Mandelli #assefocale


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