BOLLATE - Al FESTIVAL di VILLA ARCONATI il Grande Teatro con Stefano Massini.
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- 11 lug
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Stefano Massini dal canto suo è stato magistrale. La sua produzione è costellata di testi che toccano i grandi nodi della contemporaneità: il lavoro, le migrazioni, il valore della memoria, la psicologia del potere, la manipolazione delle masse e la crisi delle democrazie occidentali. In ciascuna delle sue opere Massini rinuncia alla semplificazione per privilegiare il dubbio. Il suo teatro è principalmente uno spazio di interrogazione collettiva. Lo spettacolo, o meglio, il monologo che ha proposto ieri sera nei giardini della Villa settecentesca, dal titolo “La forza dei simboli”, è un affresco sul ruolo interpretativo di, bandiere, immagini, miti, oggetti, parole, e su come queste ultime, riescano a evocare emozioni e valori molto più profondi del loro significato letterale. Nella sua narrazione riflette sul ruolo del linguaggio simbolico della vita quotidiana e su come questo riesca a dare significato alla realtà e influenzi il modo in cui pensiamo e agiamo. Attraverso un continuo dialogo fra storia, antropologia e attualità, Massini ha mostrato come le società si riconoscono, si dividono e persino si combattono intorno a immagini, monumenti, bandiere, miti e parole che assumono un valore ben superiore alla loro materialità. Partendo dal cilindro rotante colorato appeso fuori dal negozio del barbiere è arrivato fino a spiegarci l’utilità e la potenza dei simboli del cristianesimo, della rivoluzione francese, della iconografia romana e del simbolismo tecnologico dei giorni nostri. Il potere dei simboli che orientano l'immaginario collettivo, influenzano emozioni, consenso e memoria molto più dei fatti stessi. In un'epoca dominata dalla comunicazione istantanea e dalla proliferazione delle immagini, questa lettura acquista un valore particolarmente significativo, e pone una riflessione e un costante interrogativo a cui la società tutta cerca di dare una propria risposta e una propria interpretazione. Massini, neanche tanto velatamente, ha in questo modo indotto il pubblico a riflettere sulla responsabilità culturale di chi produce questi simboli, di chi li manipola o di chi li interpreta. Con la sua grande capacità di affabulatore, ha regalato a tutti una lezione profondamente civile. Attraverso un racconto ricco di esempi storici, letterari e di attualità, ha mostrato perché i simboli abbiano una forza così grande nel guidare le emozioni, le scelte individuali e i comportamenti, e quindi quanto il loro stesso utilizzo possa essere fonte di alte ispirazioni o di alta pericolosità. Tutto questo inserendo aneddoti curiosi e paradossi legati alla simbologia che ha fatto scappare anche più di una risata al pubblico presente. Un’altra bellissima serata del Festival salutata alla fine con grandi applausi.
GALLERIA FOTOGRAFICA : Matteo Mandelli #assefocale







































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